Acquisto di case in classe energetica elevata: un trend in crescita

L’attenzione per la sostenibilità energetica cresce nel mercato immobiliare italiano. Secondo un’analisi dell’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa sulle compravendite effettuate nel 2024 attraverso le sue agenzie, gli acquisti di abitazioni in classi energetiche elevate (A e B) sono aumentati, raggiungendo il 7,8% del totale. Un dato in crescita rispetto al 6,5% registrato nel 2023, confermato anche dai numeri dell’Agenzia delle Entrate che evidenziano un incremento delle transazioni di nuove costruzioni (+6% rispetto all’anno precedente).

La ripartizione per classe energetica

Lo studio di Tecnocasa mostra che le compravendite sono ripartite in questo modo:

  • Il 70% delle compravendite riguarda abitazioni in classe energetica bassa (F-G), in calo rispetto al 72,7% del 2022.
  • Le classi energetiche intermedie (C-D-E) rappresentano il 22,2% del totale, in crescita rispetto agli anni precedenti.
  • Gli acquisti di immobili in classe A e B sono in aumento, seppur ancora minoritari, con una quota del 7,8%.

Bologna al vertice, Napoli e Palermo in coda

L’analisi sulle grandi città italiane evidenzia significative differenze territoriali. Bolognaè la città con la più alta percentuale di acquisti in classe A e B, pari al 13,7%. Seguono Verona (9,3%) e Milano (6,8%).

Più basse le percentuali in altre metropoli: Bari, Torino e Roma si attestano attorno al 3%, mentre Genova, Palermo e Firenze registrano valori inferiori all’1%.

Napoli e Palermo: oltre il 90% delle compravendite in classi F-G

Se si guarda invece agli acquisti di immobili meno efficienti dal punto di vista energetico, Napoli e Palermo risultano le città con la maggiore incidenza di compravendite in classi F-G, con una quota superiore al 90%. Seguono Bari, Roma, Genova e Firenze, con percentuali comprese tra l’87% e l’89%.

All’opposto, Torino e Verona sono le città con la quota più bassa di acquisti in classi F-G (53-54%) e, allo stesso tempo, le più dinamiche nel segmento C-D-E, con incidenze rispettivamente del 43% e 36%.

Un mercato in trasformazione

I dati evidenziano una graduale transizione verso immobili a maggiore efficienza energetica, spinta dalle nuove costruzioni e da un’attenzione crescente verso il risparmio energetico e la sostenibilità ambientale. Tuttavia, il mercato rimane ancora dominato da edifici con basse prestazioni energetiche, soprattutto nelle città del Sud Italia.

Fonte: Idealista.it

Vuoi una primavera ricca di fiori? Ecco le piante da esterno per la tua casa

Resistenti, ricadenti o perenni: scopri tutte le tipologie di fiori che crescono bene in primavera all’aperto.

La primavera è il periodo ideale per trasformare giardini e balconi e dargli nuova vita grazie a colori vivaci e profumi inebrianti. Con l’arrivo della bella stagione, iniziano a fiorire molte piante ornamentale. Alcune di queste, se ben curate, potranno poi fiorire anche durante gli anni successivi. Ecco, allora, quali sono le piante da esterno primaverili che potresti coltivare.

  1. Quali sono le piante fiorite da esterno più resistenti?
  2. I fiori primaverili perenni da piantare
  3. Fiori da balcone a cascata: quali tenere in pieno sole
  4. Cosa mettere in una fioriera per renderla più bella?

Quali sono le piante fiorite da esterno più resistenti?

La scelta delle piante dipende ovviamente anche dalle condizioni climatiche della tua zona e dal tempo che puoi dedicare alla loro cura. Per esempio, alcune piante sono particolarmente robuste e possono sopravvivere anche a temperature più fresche o a improvvisi cambiamenti climatici. Inoltre, altre specie richiedono rade innaffiature e poche cure durante i mesi più caldi. Queste possono essere: 

  • Geranio: riesce a fiorire abbondantemente anche in condizioni meno favorevoli, il geranio è il fiore da balcone per eccellenza, oltre a essere una scelta popolare per chi ama i colori intensi. Dovrai solo scegliere tra le sue oltre 1.000 varietà differenti.
  • Lavanda: oltre al suo profumo inconfondibile, la lavanda è una pianta resistente che prospera in condizioni di siccità e in terreni ben drenati.
  • Margherita africana (Osteospermum): spesso chiamata anche margherita del Capo, è perfetta per aggiungere un tocco di colore al tuo spazio esterno, sia esso un balcone o un giardino. Bisognerà solo fare attenzione ad eventuali gelate tardive.
  • Petunia: se vivi in una zona con il clima piovoso, la petunia fa al caso tuo, in quanto la multiflora riesce a resistere alle intemperie.
  • Begonia: Ideale per zone ombreggiate, riesce a crescere anche in pieno sole, tanto da configurarsi come un “jolly” per il tuo giardino.
cura gerani

I fiori primaverili perenni da piantare

Com’è noto, le piante perenni hanno un ciclo vitale abbastanza lungo. Alcune sono sempreverdi, ma non tutte. Alcune, infatti, conservano la vitalità delle radici e rifioriscono in primavera. Se curerai bene queste piante, potrai godere della loro bellezza anche l’anno successivo.

Tra i fiori primaverili perenni più popolari bisognerebbe menzionare le peonie, note per i loro grandi fiori profumati e la loro capacità di prosperare in diverse condizioni di luce. Anche le iris, pianta che viene chiamata anche giaggiolo, sono una scelta eccellente, con le loro fioriture spettacolari e la capacità di adattarsi a vari tipi di terreno. Le campanule, poi, con i tipici fiori delicati, sono ideali per bordure e aiuole, mentre le aquilegie offrono fioriture uniche e colorate durante i mesi di aprile e maggio. Il vantaggio, poi, è che che attirano gli uccelli impollinatori, ma anche api e farfalle.

surfinia

Fiori da balcone a cascata: quali tenere in pieno sole

D’altra parte, se cerchi fiori da balcone a cascata, queste specie sono perfette per creare un effetto quasi scenografico, aggiungendo profondità e colore ai tuoi spazi esterni. In particolare, potresti considerare di far fiorire in primavera:

  • Surfinia: una varietà di petunia particolarmente adatta per esposizioni soleggiate, nota per le sue abbondanti fioriture a cascata.
  • Bacopa: con i suoi piccoli fiori bianchi o viola, la bacopa è ideale per creare un effetto cascata sui balconi o tappezzare il terrazzo.
  • Verbena: questa pianta offre fioriture colorate e abbondanti, perfetta per vasi sospesi da esporre al sole.
  • Lobelia: immediatamente riconoscibile per i fiori di colore blu intenso, la lobelia è perfetta per aggiungere un tocco di colore ai balconi esposti al sole.

Cosa mettere in una fioriera per renderla più bella?

La scelta delle piante è fondamentale per rendere bellissima la tua fioriera. Ma non basta scegliere solo la specie giusta: dovrai posizionarle adeguatamente e accostare colture differenti. Opta per una combinazione di piante da fiore e piante verdi per creare contrasto. Considera anche l’inclusione di piante con foglie decorative, come l’edera o la felce, che possono far risaltare i fiori colorati.

Considera anche di disporre le piante su vari strati. Metti le piante più alte al centro o sul retro della fioriera, e quelle più basse davanti. Le piante a cascata come la lobelia o la surfinia possono essere posizionate sui bordi per creare un effetto riempitivo.

Non dimenticare, infine, di aggiungere piccoli sassi, conchiglie o pezzi di legno. Come “tocco di classe”, considera l’uso di vasi decorativi o colorati che si abbinino all’arredamento del tuo giardino o balcone.

portavasi ornamentale

Fonte: Idealista.it

Quanto si risparmia acquistando un immobile da ristrutturare? Scopri i dati per città

Comprare un immobile da ristrutturare è più una scocciatura o un’opportunità? La risposta a questa domanda è: dipende. Sì, perché a seconda dei casi, l’acquisto di una casa che necessita di lavori potrebbe essere la soluzione ideale per risparmiare qualcosa in fase di compravendita, da destinare sul budget necessario per realizzare la casa dei propri sogni. Gli appartamenti già ristrutturati, infatti, costano di più. Ma quanto? Lo rivela un report di idealista/data sui mercati delle città metropolitane in Italia.

  1. Conviene comprare una casa da ristrutturare?
  2. La situazione nei principali mercati immobiliari
  3. La situazione nel resto delle città metropolitane
  4. Perché investire su un immobile da ristrutturare

Conviene comprare una casa da ristrutturare?

Per il report di idealista/data, sono stati presi in considerazione i mercati immobiliari di quelle che l’Istat considera le 14 città metropolitane italiane, ovvero: Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia. Per lo studio, inoltre, è stato scelto come taglio immobiliare di riferimento il trilocale, quello più richiesto dalle famiglie.

Come è logico immaginare, il costo di un trilocale da ristrutturare, secondo le rilevazioni sul quarto trimestre 2024, è più basso rispetto ai valori medi di una casa già ristrutturata o di nuova costruzione. In media, il prezzo richiesto è più basso tra il 10 e 26,8%, a seconda della città presa in riferimento. I risparmi maggiori, tuttavia, vengono rilevati nel Mezzogiorno.

Prezzi degli immobili da ristrutturare

Dati rilevati nel quarto trimestre 2024

CittàPrezzo medio degli immobili da ristrutturare (euro)Quanto si risparmia rispetto agli immobili ristrutturati
Bari182.00015,6%
Bologna274.00010%
Cagliari240.00013,8%
Catania109.00021,9%
Firenze350.00010%
Genova99.00018,9%
Messina75.00024,7%
Milano410.00010%
Napoli285.00011,9%
Palermo130.00020,3%
Reggio Calabria80.00026,8%
Roma299.00010,3%
Torino127.00016,1%
Venezia400.00010%

La situazione nei principali mercati immobiliari

Il mercato più caro d’Italia non sorprende, è Milano, dove per comprare un trilocale da ristrutturare ci voglio, in media, 410mila euro. Un’opzione che permetterebbe di risparmiare circa il 10% (41.000 euro) rispetto al prezzo medio di un appartamento ristrutturato (451.000 euro). Situazione simile a Venezia, dove viene rilevata la stessa percentuale di risparmio, su un costo medio di 400.000 euro per le case da ristrutturare.

Più in generale, il risparmio medio per chi sceglie un immobile da ristrutturare, nei principali mercati cittadini, si attesta intorno al 10%. Stessa identica percentuale rilevata anche a Firenze e Bologna, dove rispettivamente si risparmiano 35.000 e 27.400 euro. 

Leggermente superiore il risparmio garantito per chi vuole investire su un immobile da ristrutturare a Roma (10,3%), dove un trilocale costa mediamente 299.000, circa 30.704 euro in meno rispetto alla media dei prezzi degli appartamenti ristrutturati. Situazione ancor più vantaggiosa a Napoli, dove il markup è dell’11,9%, che si traduce in un risparmio medio di 33.904 (un trilocale da ristrutturare costa circa 285.000 euro).

La situazione nel resto delle città metropolitane

A Cagliari e Bari gli immobili da ristrutturare sono più cari rispettivamente del 13,8% (240.000 euro) e del 15,6% (182.000 euro). Al Nord, invece, i trilocali già ristrutturati sono più cari del 16,1% a Torino e del 18,9% a Genova. Ma è nel Mezzogiorno che si rilevano i vantaggi maggiori nell’acquisto di trilocali da ristrutturare: 26,8% a Reggio Calabria; 24,7% a Messina; 21,9% a Catania e 20,3% a Palermo.

Perché investire su un immobile da ristrutturare

Acquistare un immobile da ristrutturare significa poter risparmiare una considerevole somma sul prezzo di compravendita, da poter poi destinare ai lavori di modifica dell’appartamento per realizzare la casa secondo i propri desideri e necessità. Spesso, infatti, comprare una casa già pronta e ammodernata, può voler significare doversi accontentare e vivere un ambiente domestico scelto da altri.

Per avere un’idea dei costi di ristrutturazione, può essere utile consultare il nuovo servizio di idealista/data, tramite il quale, in pochi click, gli utenti potranno stimare il budget per una ristrutturazione completa della casa, per il rifacimento della cucina o del bagno e, infine, il budget per una riqualificazione energetica dell’immobile.

Oltre alla stima dei costi necessari per la realizzazione di tutti questi interventi, gli utenti riceveranno il valore di mercato aggiornato della propria casa proprio in seguito ai lavori di ristrutturazione. Sarà possibile, inoltre, selezionare una delle aziende partner di ristrutturazione per ricevere un preventivo aggiornato e, in seguito, avviare i lavori.

Fonte: Idealista.it

Omi, affittare sempre più caro: cresce del 3,7% il canone annuo

La consueta nota trimestrale ha fatto il punto anche del mercato degli affitti nel IV trim 2024

Leggera flessione del numero di abitazioni locate, mentre aumenta il canone annuo. Sono le principali evidenze della nota trimestrale OMI relativa al settore delle locazioni. Nel IV trim 2024, il numero di case date in affitto è diminuito dello 0,3% (-0,4% nei Comuni ad alta tensione abitativa). Il canone annuo è invece in aumento rispetto all’analogo periodo del 2023 e registra del 3,7%, con un volume prossimo a 1,7% miliardi di euro.

Contratto locazioni

OMI

Per quanto riguarda la tipologia di contratti stipulati, si registra nel IV trmestre dello scorso anno, una riduzione del numero di case locate con contratti ordinari di lungo periodo (-2,7%), mentre il canone diminuisce solo dello 0,6%. 

Per quanto riguarda invece gli affitti transitori, da 1 a tre anni, si registra una crescita del 2%, mentre il canone aunno aumenta dell’8%. Il canone concordato segna un rialzo dell’1%, con un aumento del 5% del canone. Il segmento delle locazioni con canone agevolato per gli studenti mostra un forte aumento sia del numero di contratti sia del canone. In particolare, le abitazioni locate in porzione crescono, in numero e per canone annuo, intorno al 10%.

Il mercato delle locazioni a Roma e Milano

Analizzando la situazione nei principali mercati di Roma e Milano, la nota OMI registra una flessione nella Capitale tanto del numero dei nuovi contratti (-7%) che del canone annuo (quasi l’1%). Per quanto riguarda il mercato meneghino, invece, si registra un aumento sia del canone annuo (+6,9%), sia l’aumento di abitazioni locate (5,5%).

locazione Milano e Roma

OMI

Fonte: Idealista.it

Affitti e redditi: quali spazi si possono permettere le famiglie italiane

Quanto spazio abitativo possono permettersi le famiglie italiane in affitto nelle principali città del Paese? A rispondere è un’analisi dell’Ufficio Studi di Locare, che ha confrontato il reddito medio familiare, calcolato dal Dipartimento delle Finanze del MEF per l’anno fiscale 2023, con il costo medio degli affitti aggiornato al 31 dicembre 2024. L’obiettivo è stimare la metratura accessibile in locazione nelle dieci città più popolose d’Italia.

  1. Un’analisi tra redditi e affitti
  2. Meno spazio al Nord, più metri quadrati al Sud
  3. Le città con meno spazio disponibile
  4. Un mercato sempre più difficile

Un’analisi tra redditi e affitti

L’indagine ipotizza un nucleo familiare con due percettori di reddito e un budget massimo del 30% del reddito annuo destinato al canone di locazione. I dati evidenziano forti disparità territoriali, con città dove le famiglie devono ridimensionare le proprie aspettative di spazio abitativo e altre in cui il rapporto tra redditi e affitti permette soluzioni più ampie.

Meno spazio al Nord, più metri quadrati al Sud

Il divario tra Nord e Sud appare evidente analizzando la metratura accessibile per ogni 1.000 euro di reddito destinato all’affitto:

  • Milano: 44 mq
  • Torino: 87 mq
  • Napoli: 67 mq
  • Palermo: 104 mq

A Palermo una famiglia può permettersi più del doppio dello spazio rispetto a Milano a parità di reddito disponibile. Anche Napoli, nonostante un reddito medio inferiore rispetto al Nord, offre una metratura superiore al capoluogo lombardo. Torino si colloca in una fascia intermedia, con un rapporto più equilibrato tra entrate e costi di locazione.

Le città con meno spazio disponibile

Firenze è la città in cui le famiglie devono adattarsi agli spazi più ridotti: con un reddito medio pro capite di 28.000 euro e una disponibilità annua per l’affitto di 16.800 euro, la metratura accessibile si ferma a 67 mq.

Segue Milano, dove, nonostante il reddito medio pro capite più alto tra le città analizzate (37.000 euro), i costi elevati delle locazioni limitano la superficie disponibile a 80 mq, con un budget di 22.200 euro annui. A Roma, il reddito medio pro capite è di 29.000 euro, con una disponibilità per l’affitto di 17.400 euro, sufficiente per una casa di 84 mq.

Napoli, il reddito medio pro capite è di 23.000 euro, per una disponibilità annua di 13.800 euro, che consente di affittare un’abitazione di 77 mq. A Bologna, invece, con un reddito medio di 29.000 euro e una disponibilità di 17.400 euro, è possibile affittare 86 mq.

Le città con maggiore disponibilità di spazio

Nel Sud la metratura disponibile aumenta: a Bari, con un reddito medio di 24.000 euro e una disponibilità di 14.400 euro, si possono affittare 100 mq, mentre a Catania, dove il reddito medio è di 20.000 euro, il budget per l’affitto di 12.000 euro permette di ottenere una casa di 107 mq.

Torino, il reddito medio pro capite è di 26.000 euro, con una disponibilità per l’affitto di 15.600 euro, che consente di affittare 109 mq. A Palermo, il reddito medio è di 22.000 euro, con una capacità di spesa annua di 13.200 euro, che permette di locare 115 mq.

La città in cui le famiglie possono vivere “più larghe” è Genova: con un reddito medio di 25.000 euro e un budget per l’affitto di 15.000 euro, si può affittare un’abitazione di 120 mq.

Un mercato sempre più difficile

“Il rapporto tra redditi e affitti continua a evidenziare forti squilibri tra le grandi città, dove gli spazi abitativi si riducono drasticamente, e le realtà dove il costo della locazione permette una qualità della vita migliore in termini di metratura disponibile” – sottolinea Andrea Napoli, CEO e founder di Locare. – “Un aspetto sempre più centrale per le famiglie italiane, in un mercato immobiliare in cui il divario tra domanda e disponibilità abitativa continua a crescere, con un impatto evidente sulla qualità della vita e sulle scelte residenziali degli italiani”.

Fonte: Idealista.it

Registrazione tardiva del contratto di locazione con cedolare secca, a quanto ammontano le sanzioni

La registrazione tardiva del contratto di locazione con cedolare secca comporta una sanzione. Ma di quale entità? A stabilirlo è l’articolo 69 del Testo unico del 26/04/1986, n. 131, Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, come modificato dall’articolo 4 del decreto legislativo 14 giugno 2024, n. 87. Vediamo quanto previsto dal provvedimento e tutto quello che serve sapere. 

Fisco Oggi, la rivista telematica dell’Agenzia delle Entrate, è stato domandato: “Vorrei registrare un contratto di locazione ad uso abitativo in cedolare secca: il contratto decorre dal 01/01/2025 per cui la tardiva registrazione è superiore a 30 giorni. A quanto ammonta la sanzione?”. 

Cosa dice il Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro

Nel fornire la sua risposta, il Fisco ha innanzitutto ricordato quanto previsto dal Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro. Secondo quanto stabilito dall’articolo 69 del Testo unico del 26/04/1986 n. 131, come modificato dall’articolo 4 del Dlgs n. 87/2024, “chi omette la richiesta di registrazione degli atti e dei fatti rilevanti ai fini dell’applicazione dell’imposta, ovvero la presentazione delle denunce previste dall’articolo 19, è punito con la sanzione amministrativa pari al centoventi per cento dell’imposta dovuta. Se la richiesta di registrazione è effettuata con ritardo non superiore a 30 giorni, si applica la sanzione amministrativa del quarantacinque per cento dell’ammontare delle imposte dovute”. 

Questo significa che la registrazione tardiva del contratto di locazione con cedolare secca comporta una sanzione pari al 120 per cento dell’imposta dovuta; nel caso in cui la registrazione avvenga con un ritardo non superiore a trenta giorni, la sanzione è del 45 per cento dell’ammontare dell’imposta dovuta

Il Fisco ha infine ricordato che “per sanare le violazioni è possibile ricorrere all’istituto del ravvedimento operoso versando la sanzione ridotta e gli interessi”.

Fonte: Idealista.it

Sconto in fattura per il superbonus, i chiarimenti sulla deroga

Cosa ha spiegato l’Agenzia delle Entrate con la risposta n. 26 del 12 febbraio 2025

Lo sconto in fattura per interventi legati al superbonus fino a quando può proseguire? A chiarirlo è l’Agenzia delle Entrate con la risposta n. 26 del 12 febbraio 2025, nella quale ha fornito precisazioni in merito all’applicazione della deroga al divieto all’esercizio delle opzioni per la fruizione con modalità alternative alla detrazione previsto dal decreto Cessioni (Dl n. 11/2023), come rivisto dal Dl n. 39/2024 “Misure urgenti in materia di agevolazioni fiscali”. 

Le disposizioni del decreto Cessioni e le deroghe previste

L’Agenzia delle Entrate ha innanzitutto ricordato che il decreto legge 29 marzo 2024, n. 39, convertito con modificazioni dalla legge 23 maggio 2024, n. 67, ha ridefinito il perimetro di operatività dell’esercizio delle opzioni per lo sconto in fattura o per lacessione del credito d’imposta corrispondente a talune detrazioni. 

Nel dettaglio, come spiegato, il comma 1 dell’articolo 2 del decreto Cessioni ha introdotto, a decorrere dal 17 febbraio 2023 (data di entrata in vigore del medesimo decreto), un divieto all’esercizio delle opzioni per la fruizione con modalità alternative alla detrazione (sconto in fattura o cessione del credito corrispondente alle detrazioni). Ma i successivi commi dell’articolo 2 del decreto Cessioni dispongono specifiche deroghe a tale divieto, che operano al verificarsi delle condizioni tassativamente previste. 

In particolare, con i commi 2 e 3 dell’articolo 2 viene previsto che tale divieto non operi, al ricorrere delle condizioni ivi descritte, in relazione alle spese sostenute, rispettivamente, per gli interventi per i quali spetta la detrazione di cui all’articolo 119 del decreto Rilancio e per gli interventi per i quali spettano detrazioni diverse dal superbonus richiamati al comma 2 dell’articolo 121 del medesimo decreto Rilancio. 

L’Agenzia delle Entrate ha poi ricordato che, secondo quanto previsto dalla lettera b) del comma 2, il divieto non opera se, in data antecedente al 17 febbraio 2023, “[…] b) per gli interventi effettuati dai condomini risulti adottata la delibera assembleare che ha approvato l’esecuzione dei lavori e risulti presentata la comunicazione di inizio lavori asseverata (Cila), ai sensi dell’articolo 119, comma 13­ter, del decreto ­legge n. 34 del 2020”. 

L’articolo 1 del decreto legge n. 39 del 2024 ha poi modificato l’ambito applicativo dei commi 2 e 3 dell’articolo 2 del decreto Cessioni. Nel dettaglio, secondo l’articolo 1, comma 5, “le disposizioni di cui all’articolo 2, commi 2 e 3, del citato decreto ­legge n. 11 del 2023 non si applicano agli interventi contemplati al comma 2, lettere a), b) e c), primo periodo, e al comma 3, lettere a) e b), del medesimo articolo 2 per i quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, non è stata sostenuta alcuna spesa, documentata da fattura, per lavori già effettuati”. Questo significa, come precisato dall’Agenzia delle Entrate, che “le deroghe al blocco delle opzioni continuano a operare al verificarsi dell’ulteriore condizione, posta dal comma 5, che al 30 marzo 2024 sia avvenuta l’effettuazione di lavori con il sostenimento mediante pagamento delle relative spese”. 

L’Agenzia delle Entrate ha poi precisato che, nel caso dello sconto in fattura, se lo sconto è integrale, si deve fare riferimento alla data di emissione della fattura; se invece è parziale, bisogna fare riferimento alla data del pagamento dell’importo della fattura eccedente lo sconto, a nulla rilevando la data di emissione della fattura da parte del fornitore. 

Cosa accade con il pagamento effettuato entro il 30 marzo 2024

E ha sottolineato che, in assenza di specifiche preclusioni, l’avvenuta esecuzione di un pagamento entro il 30 marzo 2024, relativo a “lavori già effettuati”, consente di esercitare l’opzione con riferimento alle spese sostenute successivamente a tale data riferite agli interventi indicati nella comunicazione di inizio lavori asseverata (Cilas) o nel diverso titolo abilitativo richiesto, nonché nell’accordo vincolante in caso di interventi di edilizia libera, qualunque sia la percentuale di stato di avanzamento lavori realizzato al 30 marzo 2024. 

In particolare, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che “la condizione ‘per lavori già effettuati’ si ritiene, dunque, soddisfatta, in generale, quando, relativamente ai singoli interventi autonomamente considerati, il pagamento effettuato entro il 30 marzo 2024 (unitamente alle altre condizioni previste dall’articolo 1, comma 5, del decreto legge n. 39 del 2024) si riferisca alla realizzazione, anche in parte, dei relativi lavori e sia stato documentato mediante fattura”. Di conseguenza, la deroga al divieto per l’esercizio dello sconto in fattura o della cessione del credito “opera esclusivamente con riferimento all’intervento per il quale, alla data del 30 marzo 2024, unitamente alle altre condizioni previste dall’articolo 1, comma 5, del decreto legge n. 39 del 2024, siano stati effettuati, anche in parte, i relativi lavori e sia stato effettuato, anche in parte, il relativo pagamento”. 

Nel caso in cui “più interventi, ancorché autonomi, siano ricompresi nel medesimo titolo abilitativo (Cilas) o – se si tratta di interventi per i quali non sia richiesta la presentazione di un titolo abilitativo – nell’accordo vincolante, la suddetta condizione è soddisfatta quando le spese pagate, documentate da fattura, si riferiscono anche ad uno solo degli interventi ivi indicati”. 

L’Agenzia delle Entrate ha infine spiegato che, “considerata la finalità della norma volta a conservare il diritto all’esercizio delle opzioni solo ai contribuenti che entro il 30 marzo 2024 hanno già effettuato lavori per i quali alla predetta data siano state pagate le relative spese, documentate da fattura, si ritiene che la condizione richiesta è soddisfatta anche quando le spese per i predetti lavori siano state pagate, nell’ambito di un contratto di appalto, da un soggetto diverso dal committente beneficiario della detrazione (l’appaltatore principale o eventuali subappaltatori)”. Aggiungendo che, “l’opzione per lo sconto in fattura o per la cessione del credito può essere esercitata anche dal committente che si avvale di un appaltatore (ad esempio, di un contraente generale) il quale, nonostante abbia pagato alla data del 30 marzo 2024 ai subappaltatori una parte dei lavori effettuati, non abbia entro tale data emesso fattura nei confronti del committente in relazione ai medesimi lavori”. 

In conclusione, dunque, lo sconto in fattura per il superbonus può essere esercitato dal condominio che ha affidato i lavori a un’impresa general contractor, la quale a sua volta si è avvalsa di appaltatori, se il general contractor, alla data del 30 marzo 2024, ha pagato ai subappaltatori una parte dei lavori edili effettuati. Questo anche se, al 30 marzo 2024, non ha emesso fattura nei confronti del condominio committente.

Fonte: Idealista.it

Quando è San Valentino? Ecco tutte le idee per festeggiarlo al meglio

Tutto quello che dovresti sapere sulla festa degli innamorati: dalle tradizioni, alle cose più belle da fare, passando per la decorazione della casa.

La Festa degli Innamorati è una delle ricorrenze più belle dell’anno, in quanto si celebra l’amore e la relazione con la propria metà. Ma quando è San Valentino? Come ogni anno la data è fissa e cade nel giorno in cui si festeggia il celebre santo. Il 14 febbraio è quindi la data da segnare sul calendario per tutti coloro che vogliono passare una giornata speciale in coppia. Scopri, quindi, tutto quello che c’è in programma e le idee per rendere memorabile la celebrazione.

  1. Quando capita il giorno di San Valentino nel 2025?
  2. Cosa si fa il giorno di San Valentino?
  3. San Valentino in casa: le migliori decorazioni
  4. San Valentino tra storia e leggenda
  5. Come si festeggia San Valentino nel mondo

Quando capita il giorno di San Valentino nel 2025?

Nel 2025, San Valentino cadrà di venerdì 14 febbraio. Molto apprezzata la coincidenza con l’inizio del weekend: si tratta dell’opportunità perfetta per le coppie di poter organizzare una sera speciale senza preoccuparsi del lavoro l’indomani. Inoltre, molti potrebbero approfittare di questa situazione per pianificare una breve fuga romantica o un’esperienza speciale.

Anche nei prossimi anni, quindi, San Valentino cadrà in concomitanza del weekend. Per il 2026 questa celebrazione sarà di sabato, mentre per il 2027, San Valentino si festeggerà di domenica.

decorazioni san valentino fai da te

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Cosa si fa il giorno di San Valentino?

Le idee per passare un giorno di San Valentino memorabile sono molteplici. Potrai sia partecipare a uno degli eventi organizzati nella tua città, sia prevedere una breve vacanza per staccare dalla routine, o ancora, organizzare una bellissima cena romantica a casa.

Per esempio, tra le cose da fare a San Valentino a Roma, ci sono numerosi eventi speciali a tema organizzati nei musei, o, in alternativa, potrai decidere di visitare uno dei borghi immediatamente fuori città, dove godere dell’atmosfera antica e medievale.

Passando alle cose da fare a San Valentino a Milano, invece, potrai optare per una cena romantica, una notte al Planetario cittadino o, se il tempo lo consente, una bellissima gita in bicicletta lungo la Martesana. 

San Valentino è anche la festa delle piccole “follie”. Perché, infatti, non mollare tutto e fare un viaggetto nel weekend? In tal caso, potesti cercare un last minute per le destinazioni europee dove passare San Valentino. Non solo le capitali europee, ma anche le bellissime Siviglia in Spagna, Bordeaux in Francia, Ginevra in Svizzera e Madeira in Portogallo, per un assaggio di primavera.

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San Valentino in casa: le migliori decorazioni

Celebrare San Valentino a casa può essere altrettanto romantico e speciale quanto uscire. Decorare l’ambiente domestico può creare un’atmosfera intima e festosa, ideale per una cena a lume di candela. Potrai optare per decorazioni fai da te, con carta, tessuti e nastri. Ma anche i fiori sono un grande classico, così come i cioccolatini e i palloncini colorati. Parlando proprio di colore, poi, quale scegliere? L’ideale sarebbe puntare sui classici colori rosso e rosa, che rappresentano passione e tenerezza.

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San Valentino tra storia e leggenda

Ma come mai la storia di San Valentino è diventata il simbolo dell’amore e degli innamorati? Storicamente, San Valentino era un sacerdote cristiano vissuto nel III secolo d.C. a Roma. Secondo la tradizione, egli celebrava matrimoni in segreto per i soldati, nonostante l’imperatore Claudio II avesse vietato loro di sposarsi, credendo che i legami familiari li rendessero meno efficaci in battaglia. Per questo atto di disobbedienza, Valentino fu imprigionato e successivamente martirizzato il 14 febbraio 269 d.C.

In realtà la festa di San Valentino prende spunto anche dalla festa pagana dei Lupercalia, ovvero riti romani che anticamente erano dedicati alla fertilità. La scelta del 14 febbraio fu fondamentale anche per cristianizzare l’usanza pagana.

Come si festeggia San Valentino nel mondo

San Valentino non è una festa solo limitata all’Italia, ma è celebrata in tutto il mondo con usanze diverse e particolari. Per esempio, nel mondo anglosassone è tradizione scambiarsi bigliettini anonimi d’amore, chiamati “Valentines”. L’usanza risale probabilmente a Carlo d’Orleans che, quando era in prigione, inviava biglietti romantici alla moglie. 

Cambiando totalmente zona del mondo, in Giappone, in genere, è usanza che siano le donne a regalare dolci agli uomini, ci sono dei dolci apprezzatissimi che vanno a ruba in questa giornata. In altre nazioni, come la Finlandia, l’Estonia e gli Stati Uniti, la ricorrenza non è necessariamente romantica: spesso vengono dedicati pensieri e bigliettini anche agli amici.

Senza considerare, poi, che la festa degli innamorati in alcune parti del mondo si tiene anche in altre date: per esempio in Brasile, il Dia dos Namorados cade il 12 giugno, in onore a Sant’Antonio, protettore dei matrimoni.

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Fonte: Idealista.it

Il 2024 del mercato immobiliare nel report annuale di idealista/data

I dati del portale idealista che fotografano l’andamento del real estate in Italia con le prospettive per l’anno in corso

Un anno di transizione dopo gli shock economici causati dalla pandemia, la guerra in Ucraina, l’inflazione record e l’aumento dei tassi. È questa la fotografia del 2024 nel report annuale di idealista/data sul mercato residenziale, ora disponibile online. L’analisi esamina l’evoluzione dell’offerta, della domanda e dei prezzi degli immobili, sia in vendita che in affitto, con un focus sul contesto nazionale, provinciale e dei capoluoghi di provincia. I dati dell’anno appena trascorso delineano prospettive ottimistiche che alimentano la fiducia anche per il 2025. Ecco le principali evidenze emerse.

  1. Volumi di compravendite stabili 
  2. Fiducia per affitti e vendite nel 2025
  3. I principali trend del 2024 nel report di idealista

Volumi di compravendite stabili 

L’andamento delle compravendite nel 2024 riflette la resilienza del mercato immobiliare, con circa 500.000 transazioni registrate fino al terzo trimestre (dati OMI). Si prevede che l’anno si chiuda con circa 700.000 compravendite, mantenendo i livelli dell’anno precedente, accompagnato da un aumento dei prezzi di vendita del 2,2%.

“Grazie anche alla politica monetaria della Banca Centrale Europea, il 2025 si apre con segnali di fiducia”, commenta Vincenzo de Tommaso, responsabile dell’Ufficio Studi di idealista“Il settore ha mostrato una buona tenuta nonostante le tante incognite economiche degli anni passati, e si sono registrati segnali positivi da alcuni indicatori, tra cui l’inflazione tornata sotto controllo nel 2024 e la riduzione dei tassi di interesse sui mutui. 

Questo calo potrebbe stimolare la domanda di case da acquistare, offrendo alle famiglie maggiori opportunità di accesso al credito”.

Fiducia per affitti e vendite nel 2025

Il taglio dei tassi rimette molte famiglie in condizione di accedere al mutuo per l’acquisto della casa, lo dimostra anche l’incremento dell’indice della domanda cresciuta del 40% rispetto all’anno scorso. Questo potrebbe preludere a una crescita dei volumi di vendita nel corso del 2025, se le tendenze macroeconomiche dovessero essere confermate. 

L’acquisto di casa da parte di famiglie che vivono in locazione sblocca lo stock nel mercato delle locazioni attenuando la pressione della domanda, che negli ultimi anni aveva determinato la crescita vertiginosa dei prezzi. 

Il mercato di vendita e quello dell’affitto sono due vasi comunicanti, – sottolinea de Tommaso. – Entrambi i settori si erano inceppati a causa dell’aumento dei tassi e della crescita dei canoni di affitto, dovuti alla contrazione dell’offerta post-Covid. Questo effetto a “tenaglia” aveva bloccato la normale rotazione del prodotto sul mercato, con gli inquilini che, a causa dei prezzi elevati, avevano preferito prolungare il soggiorno nell’abitazione locata in attesa di condizioni migliori per acquistare. Il taglio dei tassi di interesse operato dalla BCE a partire dall’estate ha ridato slancio al la domanda nel mercato delle compravendite. 

Ciò ha comportato un allentamento della pressione sul segmento delle locazioni e, come conseguenza, un aumento dello stock in offerta e un rallentamento della crescita dei canoni”.

I principali trend del 2024 nel report di idealista

idealista ha analizzato i dati di compravendite e affitti nel 2024 alla luce del contesto macroeconomico a partire dai parametri raccolti attraverso gli annunci del portale immobiliare. Ecco le principali evidenze emerse.

Contesto socioeconomico 

All’inizio del 2024, la popolazione italiana rilevata dall’ISTAT ammonta a 58.971.230 abitanti, segnando un lieve calo dello 0,04% rispetto allo stesso periodo del 2023. La diminuzione interessa in particolare molte province del Centro-Sud e delle Isole, mentre le province della Lombardia, dell’Emilia-Romagna e del Trentino-Alto Adige registrano un incremento demografico. Milano continua la sua crescita sostenuta, segnando la maggiore variazione positiva tra i capoluoghi di provincia (1,0%).

Nel 2023, il PIL pro capite ha registrato un incremento del 6,6% rispetto all’anno precedente. Il tasso di disoccupazione ha continuato la sua discesa, attestandosi al 7,7%, confermando così il trend positivo iniziato nel 2015. Il livello di disoccupazione rimane particolarmente basso nelle province del Centro-Nord, mentre aumenta progressivamente spostandosi verso il Sud del Paese.

Nella seconda metà del 2024, la Banca Centrale Europea ha avviato un graduale taglio dei tassi di interesse, favorito dal rallentamento dell’inflazione. Questo potrebbe incentivare una ripresa del mercato immobiliare, stimolando la domanda, soprattutto per coloro che intendono accedere a mutui con condizioni più vantaggiose. La riduzione dei tassi ha contribuito a una diminuzione del tasso di sforzo per i mutui, passato dal 21% al 18% nel corso dell’anno. Tuttavia, le famiglie che vivono in affitto continuano a sostenere un peso crescente, con lo sforzo salariale che a dicembre 2024 ha raggiunto il 30%.

Compravendite

A dicembre 2024, la domanda di acquisto di abitazioni a livello nazionale si è attestata a 1,4 punti, evidenziando una crescita significativa rispetto all’anno precedente. In occasione del Giubileo, Roma è diventata la città più richiesta tra i capoluoghi di provincia, raggiungendo i 4,2 punti. Il mercato immobiliare italiano continua ad attrarre investitori esteri, con l’11,9% delle visualizzazioni provenienti dagli Stati Uniti. 

Nel 2023, le compravendite registrate dall’Agenzia delle Entrate hanno subito un calo del 9,7% rispetto al record del 2022, a causa dell’aumento dei tassi di interesse. Nei primi tre trimestri del 2024, i volumi si sono mantenuti sugli stessi livelli del 2023, in attesa dei dati del quarto trimestre, che potrebbero segnalare una ripresa, grazie ai recenti tagli dei tassi.

I prezzi unitari

I prezzi delle abitazioni sono in aumento: il valore medio nazionale ha raggiunto i 1.880 euro/m2 a fine 2024, segnando una crescita annua del 2,2%. L’offerta di immobili in vendita è leggermente diminuita rispetto all’anno precedente, rappresentando il 2,5% dello stock catastale residenziale (contro il 2,6% di dicembre 2023). Milano si conferma la città con il prezzo più alto al metro quadro, superando i 5.000 €/mq, seguita da Bolzano, Venezia, Firenze e Bologna, che mantengono le posizioni del 2023.

Il segmento delle locazioni

Il mercato delle locazioni sembra aver raggiunto un punto di stabilizzazione dopo la crescita iniziata a metà 2021. A dicembre 2024, la domanda di affitti a livello nazionale si è attestata a 12,3 punti, registrando un calo dell’8% rispetto all’anno precedente. Anche in questo settore l’interesse degli investitori internazionali è elevato, con il 9,9% delle visualizzazioni provenienti dagli Stati Uniti.

Canoni di locazione

I canoni di locazione continuano a salire: a fine 2024, il costo medio nazionale ha raggiunto 13,9 €/mq/mese (circa 167 €/mq/anno), con un incremento dell’11% rispetto al 2023. L’offerta di immobili in affitto è rimasta stabile, rappresentando lo 0,21% dello stock catastale complessivo. Inoltre, il 26% delle abitazioni in affitto è destinato a contratti di locazione transitoria.

Rendimenti lordi 

Il rendimento lordo del settore residenziale ha continuato a crescere, raggiungendo l’8,8% a dicembre 2024. Questo aumento è dovuto al fatto che i canoni di locazione stanno crescendo a un ritmo superiore rispetto ai prezzi degli immobili, anche a causa della scarsità dell’offerta.

Nuove costruzioni

Roma e Milano si confermano le città con il maggior numero di nuove costruzioni residenziali, mentre nel Sud del Paese l’attività edilizia rimane limitata. Il costo medio degli immobili di nuova costruzione in Italia si attesta a 3.060 €/mq.

Fonte: Idealista.it

Agevolazioni prima casa e acquisto nuda proprietà, quando è possibile

Come spiegato dal Fisco, è necessario fare attenzione ai requisiti da possedere per poter ottenere il beneficio fiscale

Si può beneficiare delle agevolazioni prima casa per l’acquisto di una nuda proprietà? In tal caso, ci sono condizioni da rispettare? Sul punto ha fatto chiarezza il Fisco, rispondendo a un quesito presentato da un contribuente. Si ricorda che il beneficio fiscale, se il venditore è un privato o un’impresa che vende in esenzione Iva, consente di versare un’imposta di registro proporzionale nella misura del 2%, un’imposta ipotecaria fissa di 50 euro e un’imposta catastale fissa di 50 euro; nel caso in cui invece si acquisti da un’impresa con vendita soggetta a Iva, permette di versare l’Iva ridotta al 4%, un’imposta di registro fissa di 200 euro, un’imposta ipotecaria fissa di 200 euro e un’imposta catastale fissa di 200 euro. 

Fisco Oggi, la rivista telematica dell’Agenzia delle Entrate, è stato domandato: “Dovrei acquistare una nuda proprietà nello stesso comune in cui sono residente con la mia famiglia. La nuda proprietà, si trova però presso un altro indirizzo. Vorrei intestarla a me come prima casa. Per fare ciò, devo cambiare la mia residenza trasferendola presso la nuda proprietà in questione? O è già sufficiente che l’immobile si trovi nello stesso comune?”. 

Per poter rispondere a questa domanda è necessario sottolineare in quali casi è possibile beneficiare delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa. Ecco, in merito, quanto è indicato dall’Agenzia delle Entrate: 

  • il fabbricato che si acquista deve appartenere a determinate categorie catastali: A/2 (abitazioni di tipo civile); A/3 (abitazioni di tipo economico); A/4 (abitazioni di tipo popolare); A/5 (abitazioni di tipo ultra popolare); A/6 (abitazioni di tipo rurale); A/7 (abitazioni in villini); A/11 (abitazioni e alloggi tipici dei luoghi). Le agevolazioni prima casa non sono ammesse per l’acquisto di un’abitazione appartenente alle categorie catastali A/1 (abitazioni di tipo signorile), A/8 (abitazioni in ville) e A/9 (castelli e palazzi di eminenti pregi artistici e storici); 
  • il fabbricato si deve trovare nel Comune in cui l’acquirente ha (o intende stabilire entro 18 mesi dall’acquisto) la residenza o lavora; 
  • l’acquirente deve rispettare determinati requisiti: nell’atto di acquisto, deve dichiarare di non essere titolare, nemmeno in comunione con il coniuge, dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del Comune in cui è situato l’immobile da acquistare; sempre nell’atto di acquisto, deve dichiarare di non essere titolare, neppure per quote o in regime di comunione legale, su tutto il territorio nazionale, dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altro immobile acquistato, anche dal coniuge, usufruendo delle stesse agevolazioni prima casa. In caso contrario, è necessario vendere l’immobile posseduto entro un anno dalla data del nuovo acquisto. 

In considerazione di ciò, nel caso in esame, per poter beneficiare delle agevolazioni prima casa per l’acquisto di una nuda proprietà l’istante deve possedere tutti i requisiti necessari.

Fonte: Idealista.it